Cose da sapere
 

In questa sezione
troverai tanti
spunti didattici
multidisciplinari
e un breve riferimento
agli artisti e al contesto
storico-culturale

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Parole chiave
Arte: natura morta, astrattismo,
Arte povera, Land Art, fotografia,
arte partecipata.
Matematica: cerchio, spirale,
figure geometriche.
Scienze e geografia: alimentazione,
catena alimentare, albero,
ambiente, ecologia, eco-sostenibilità,
paesaggio, impatto zero, rifiuti,
scarto, mappa.

Arte e cibo
Il Kit didattico comprende una dotazione
di semi con cui approfondire, in classe
o a casa, argomenti inerenti la crescita
delle piante, l’agricoltura e la catena
alimentare.

L’alimentazione è da sempre un tema
rilevante nella storia dell’arte, basti
pensare alle incisioni rupestri che
illustrano come l’uomo primitivo
si procacciasse il cibo, o alle
rappresentazioni del pane e del vino,
o dell’Ultima Cena, che costituiscono
gli strumenti del Cristianesimo per
narrare la vita di Gesù. Gli affreschi
di Pompei sono tra i primi esempi
di natura morta, genere che nel
Seicento avrà grande diffusione
tra i pittori fiamminghi e tedeschi.
In Italia, verso la fine del Cinquecento,
Caravaggio realizza il celebre quadro
Canestra di frutta, Giuseppe Arcimboldo
dipinge una serie di ritratti composti
da frutta e verdura, e Annibale Carracci,
ne Il mangiafagioli (1584-85)
e La bottega del macellaio (1583-85),
traduce

con grande realismo scene
di vita quotidiana legate alle abitudini
alimentari del tempo.
Nella seconda metà dell’Ottocento,
le colazioni all’aperto o déjeuners
diventano soggetti comuni a molti
artisti impressionisti, da Éduard Manet
a Giuseppe De Nittis; Vincent van Gogh,
invece, dipinge I mangiatori di patate
(1885), rappresentazione di una cena
e della dura vita contadina.
La ricerca di Paul Cézanne attorno
alle forme geometriche applicate alla
natura morta avrà grande influenza
su artisti del Novecento come Pablo
Picasso, Georges Braque e Marcel
Duchamp. Il 28 agosto 1930, su
“La Gazzetta del Popolo di Torino”,
compare
Il Manifesto della cucina futurista,
che provocatoriamente propone l’abolizione
della pasta, delle posate e dei condimenti
a favore di nuovi sapori e di esperienze che
coinvolgano i cinque sensi. Il tema del
cibo viene ripreso in diverse forme anche
da artisti come René Magritte, Giorgio
de Chirico, Piero Manzoni e Lucio Fontana.
Nelle opere degli esponenti della Pop Art,
come Claes Oldenburg, Wayne Thiebaud
e Andy Warhol, gli alimenti sono invece
rappresentati come prodotti commerciali
della società consumistica. Numerosi
sono gli artisti contemporanei che perseguono
questo ambito di indagine, e tra le loro opere
più rappresentative si possono citare:
Semiotica della cucina (1975) di Martha
Rosler,
Still Life (2001) di Sam Taylor-Wood,
Slow Food (2005) di Cesare Pietroiusti,
Ultima cena (2009) di Vanessa Beecroft.

 

 

 

L’albero
Il seme di pino di Aleppo, albero della
famiglia delle conifere, è il protagonista
del Kit d’Artista.

L’albero è un simbolo antichissimo che
si può trovare rappresentato in preziose
pitture e miniature, negli affreschi e nelle
vetrate delle chiese, nei tappeti antichi
o in opere d’arte moderna e contemporanea.
Tramite le radici e i rami, l’albero ha
la capacità di legarsi al suolo e al cielo,
unendo simbolicamente due mondi:
quello celeste e quello terrestre.
Sono molti i significati allegorici che
l’albero assume nelle diverse culture,
generalmente legati alla nascita, all’energia
vitale, all’armonia, all’amore universale
o alla pace. Nel 1905, Gustav Klimt progetta
L’albero della vita per Palazzo Stoclet
a Bruxelles, un fregio decorativo denso
di riferimenti simbolici. Proprio l’albero
della vita è stato ripreso quale icona
della presenza italiana a Expo Milano 2015.
Se è Leonardo da Vinci a studiare per
primo la crescita delle piante e scoprire
il principio secondo cui la somma dello
spessore dei rami corrisponde allo
spessore del tronco o ramo da cui
sono generati, la natura continua
a essere fonte d’ispirazione per gli
artisti anche per tutto il Novecento.
Tra il 1908 e il 1913, Piet Mondrian
realizza una serie di opere dedicate agli
alberi, dove si può vedere il suo graduale
abbandono della rappresentazione
figurativa a favore dell’astrazione.
Nel libro Disegnare un albero (1978),
l’artista e designer italiano Bruno Munari

dimostra come il disegno sia un utile
strumento per lo studio della natura,
e insegna come rappresentare quello che
egli definisce ″l’esplosione lentissima
di un seme…″.
Per sottolineare l’importanza dell’ecologia
e del rispetto dell’ambiente, nel 1982
Joseph Beuys dà vita al progetto
Difesa della natura, che consiste nella
piantumazione di 7.000 querce nella città
di Kassel in Germania e di 7.000 piante in
fase d’estinzione, scelte per caratteristiche
di bio-diversità botanica, nella Piantagione
Paradise
a Bolognano, in Italia.
Gli alberi hanno un ruolo significativo
anche per Yoko Ono sin dal 1990.
Nel 2003, l’artista dona alla Collezione
Peggy Guggenheim il suo Albero dei desideri
dedicato a Peggy e oggi ospitato nel
giardino delle sculture, dove i visitatori
possono appendere biglietti con desideri,
poesie o pensieri.

Il rapporto uomo-natura
Il rapporto uomo-natura è tra i temi dominanti
dell’Arte povera. Gli esponenti di questo
movimento sono attratti dalle possibilità
espressive del mondo animale, vegetale
e minerale. La natura viene presa a modello
e invita a un ritorno all’innocenza.
Opere emblematiche sono: i numerosi
Alberi di Giuseppe Penone, il Bosco
naturale-artificiale
(1967) di Gino Marotta,
i Tappeti natura (1965) di Piero Gilardi,
e la Scultura che mangia (1968)
di Giovanni Anselmo.
Questi artisti esprimono un sentimento
di nostalgia verso lo stato naturale stravolto
dallo sviluppo industriale e propongono,
come alternativa, il modello agricolo.

 

 

 

Land Art
Il laboratorio, totalmente eco-sostenibile
e a impatto ambientale zero, è ispirato
alla Land Art.

I “land-artisti” realizzano interventi scultorei
su grande scala in luoghi spesso solitari,
incontaminati o abbandonati, utilizzando
perlopiù materiali provenienti dalla natura.
Non rappresentano la natura, ma agiscono
direttamente su di essa. Le forme realizzate
(spesso cerchi o spirali) sono concepite come
temporanee, perché destinate a essere
riassorbite dai processi naturali e a scomparire
gradualmente. A questo scopo, le opere
prevedono l’utilizzo di materiali degradabili.
Gli esponenti della Land Art hanno un
atteggiamento nostalgico e protettivo verso
il paesaggio, e spesso le loro opere intendono
evidenziare come l’intervento umano possa
incrinare gli ambienti naturali.
Tra le opere di Land Art più spettacolari
si ricordano quelle realizzate da
Robert Smithson, Michael Heizer, Walter
De Maria, Richard Long, Dennis Oppenheim
e gli impacchettamenti a opera di Christo.

Documentazione fotografica
La Land Art si avvale spesso della
fotografia. Il carattere labile e
temporaneo di questi segni sul territorio
necessita dell’immagine fotografica
a testimonianza dell’opera o come
documentazione per successivi interventi.
Nella maggioranza dei casi viene preferita
la vista dall’alto, che permette una
panoramica onnicomprensiva.

Arte partecipata
Tutte le foto degli elaborati contribuiranno
alla grande installazione che sarà ospitata
presso il Padiglione Italia a partire
dall'1 maggio 2015. Questo momento
è stato concepito come un'operazione
partecipativa realizzata dai bambini
delle scuole primarie italiane.

L'Arte partecipata coinvolge direttamente
il pubblico nel processo creativo,

autorizzandolo a divenire co-autore
oltre che osservatore dell'opera. L'artista
si adopera per attivare la creatività
del fruitore trasformando l'opera
in un luogo di relazione e dialogo.

Il paesaggio
La grande installazione collettiva sarà
costituita da una mappa dell’Italia e dai
contenuti sviluppati nell’ambito del progetto.
L’intento è mostrare ai visitatori di
Expo Milano 2015 la bellezza del territorio
italiano e la varietà dei suoi prodotti
agroalimentari, attraverso quello che diventerà
una sorta di grande archivio realizzato
dai bambini partecipanti a Kids Creative Lab.

Il 20 ottobre 2000, a Firenze, viene
firmata la Convenzione Europea del Paesaggio,
che sancisce che il paesaggio “rappresenta
una componente fondamentale del
patrimonio culturale e naturale dell’Europa,
contribuendo così al benessere e alla
soddisfazione degli esseri umani e al
consolidamento dell’identità europea”. 

Osservando la storia della pittura è
possibile ricostruire l’evoluzione del
paesaggio italiano. Le scene dipinte alle
pareti delle abitazioni dei patrizi romani,
i momenti di vita cortese, le vedute
cittadine o campestri del ‘300 (come
il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti
nel Palazzo Pubblico di Siena, con l’Allegoria
del Buono e del Cattivo Governo
e loro
Effetti in Città e Campagna
), i paesaggi
rinascimentali realizzati grazie all’innovazione
della prospettiva, o i panorami ricchi
di particolari dei vedutisti, narrano le
diverse tecniche agricole adottate nei secoli
e i mutamenti del territorio nazionale.
Nel XIX secolo il paesaggio non viene più
considerato un genere pittorico minore
e la natura viene definita sublime, a fronte
della sua potenza spaventosa alla quale
l’uomo guarda con timore, o pittoresca,
per le sue qualità contemplative e
d’ispirazione. Con la rivoluzione industriale
le vedute agricole vengono perlopiù sostituite
da nuovi soggetti in cui la città contemporanea
assume il ruolo di protagonista.